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4 maggio 2010
L’inceneritore: l’alternativa c’è
È sensazione comune ormai che il tema dell’inceneritore stia acquisendo un’importanza sociale crescente.
E questo spinge un numero sempre maggiore di persone ad informarsi, a porre delle domande sul rischio ambientale e sanitario e sulla possibilità di una soluzione diversa dall‘incenerimento.
Siamo convinti che il nostro Trentino possiede le capacità culturali, economiche ed organizzative per proporre e praticare una soluzione innovativa e virtuosa al problema dello smaltimento dei rifiuti; una soluzione che potrebbe diventare un modello per l’intero Paese.
Abbiamo insomma l’occasione per scrivere una bella pagina nella storia politico-amministrativa della nostra provincia, anziché proporre la riscrittura di esperienze negative che nulla hanno da spartire con la realtà trentina.
Nell’iter politico e burocratico del progetto inceneritore vi sono certamente dei passaggi oscuri, considerazioni discutibili, dichiarazioni non veritiere, poca trasparenza ma anche contraddizioni evidenti ed omissioni gravi.
È contradditorio, infatti, da un lato, sostenere la tanto proclamata cultura ambientale trentina (Trento per Kioto - Trento Città delle Alpi – Alleanza per il clima ecc.) e i grandi investimenti per i nostri Biotopi, per il turismo, per il mondo agricolo ed il marchio di qualità.
E, dall’altro, decidere la costruzione di un inceneritore che rappresenta una scelta che sta agli antipodi di questa cultura ambientale che vogliamo propagandare!
Quanto alle omissioni, è certamente grave la mancata attuazione della Convenzione tra il Comune di Trento e gli altri comuni, che di fatto ha escluso dalla partita anche le nostre comunità, delegando al solo comune di Trento la possibilità di dialogare e decidere con la giunta provinciale. La partecipazione democratica è stata nella circostanza certamente tradita!
Ma è omissione grave anche l’aver relegato ai margini del dibattito due aspetti importanti che da soli basterebbero a motivare la nostra preoccupazione per l’impianto:
Due aspetti che sono tra loro strettamente legati: infatti è per la concreta realtà del rischio sanitario che diventa opportuno, anzi necessario, valutare a fondo, con convinzione e senza pregiudizi, la possibilità della via alternativa.
Una possibilità che è certamente più impegnativa, ma anche più innovativa, più avanzata e, soprattutto, più rispettosa dell’ambiente, rispetto all’incenerimento che è una scelta certamente più comoda, ma anche culturalmente sbagliata, superata, antieconomica e, soprattutto, pericolosa, specie se collocata nel contesto indicato.
Ecco perché troviamo inaccettabile l’enfasi di coloro che proclamano certezze tutte da dimostrare sulla sicurezza dell’impianto. Ci dicano allora:
Per esempio il SIA (Studio di Impatto Ambientale), del quale si continua ad ignorare l’esplicito richiamo al potenziamento inquinante che le caratteristiche geomorfologiche e microclimatiche del sito prescelto comportano (Vienna, Copenaghen, Budapest, Parigi - non sono in un contesto paragonabile… sarebbe come paragonare i danni provocati dal fumo in ambiente chiuso o aperto…).
Ma è soprattutto il recente Studio di fattibilità, propedeutico al bando di gara dell’inceneritore, che smentisce le considerazioni di sicurezza ed innocuità degli impianti di incenerimento, anche di quelli di “nuova generazione”.
Cos’è lo Studio di fattibilità?È (anzi dovrebbe essere) lo studio che la giunta provinciale ha commissionato ad un gruppo di esperti nelle varie discipline per avere il lasciapassare alla costruzione dell’impianto.
Ebbene, questo studio (anziché dare il via libera al progetto) in diversi punti solleva tali dubbi e perplessità da poter essere definito più uno studio di NON fattibilità, anziché uno studio di fattibilità!
Mi riferisco, in special modo, al Cap. 8 e all’Allegato 5, di cui cito rapidamente alcuni passaggi:
Appare evidente, da queste affermazioni, il rischio che ne deriva per l’ambiente e, quindi, per la salute. Oltreché, l’esplicito richiamo al principio di precauzione-prevenzione che in ambito sanitario è di fondamentale importanza!
Sono questi i motivi per cui ci pare inaccettabile il richiamo al principio di responsabilità col quale il Presidente Dellai ha salutato la decisione del consiglio comunale di Trento di procedere al bando di gara.
Se responsabilità ci fosse stata...
In conclusione, ribadendo l’abusato concetto che il benessere delle generazioni future dipende dal rispetto che quelle presenti hanno verso l’ambiente in cui operano e vivono, indichiamo, per quanto esposto, due grandi controindicazioni alla realizzazione dell’inceneritore:
Per questo riteniamo che insistere nella scelta intrapresa significa abdicare al dovere prioritario di ogni amministratore... che è quello di salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini di oggi e di domani!
E questo spinge un numero sempre maggiore di persone ad informarsi, a porre delle domande sul rischio ambientale e sanitario e sulla possibilità di una soluzione diversa dall‘incenerimento.
Siamo convinti che il nostro Trentino possiede le capacità culturali, economiche ed organizzative per proporre e praticare una soluzione innovativa e virtuosa al problema dello smaltimento dei rifiuti; una soluzione che potrebbe diventare un modello per l’intero Paese.
Abbiamo insomma l’occasione per scrivere una bella pagina nella storia politico-amministrativa della nostra provincia, anziché proporre la riscrittura di esperienze negative che nulla hanno da spartire con la realtà trentina.
Nell’iter politico e burocratico del progetto inceneritore vi sono certamente dei passaggi oscuri, considerazioni discutibili, dichiarazioni non veritiere, poca trasparenza ma anche contraddizioni evidenti ed omissioni gravi.
È contradditorio, infatti, da un lato, sostenere la tanto proclamata cultura ambientale trentina (Trento per Kioto - Trento Città delle Alpi – Alleanza per il clima ecc.) e i grandi investimenti per i nostri Biotopi, per il turismo, per il mondo agricolo ed il marchio di qualità.
E, dall’altro, decidere la costruzione di un inceneritore che rappresenta una scelta che sta agli antipodi di questa cultura ambientale che vogliamo propagandare!
Quanto alle omissioni, è certamente grave la mancata attuazione della Convenzione tra il Comune di Trento e gli altri comuni, che di fatto ha escluso dalla partita anche le nostre comunità, delegando al solo comune di Trento la possibilità di dialogare e decidere con la giunta provinciale. La partecipazione democratica è stata nella circostanza certamente tradita!
Ma è omissione grave anche l’aver relegato ai margini del dibattito due aspetti importanti che da soli basterebbero a motivare la nostra preoccupazione per l’impianto:
- la sottovalutazione dei rischi di natura sanitaria che ciò comporterà per l’ambiente, i territori e le persone che ci vivono
- la negazione pregiudiziale di una valutazione seria ed approfondita di una via alternativa all’inceneritore (compito che i comuni di Lavis, Mezzolombardo, Mezzocorona e Zambana hanno affidato all’ing. Massimo Cerani).
Due aspetti che sono tra loro strettamente legati: infatti è per la concreta realtà del rischio sanitario che diventa opportuno, anzi necessario, valutare a fondo, con convinzione e senza pregiudizi, la possibilità della via alternativa.
Una possibilità che è certamente più impegnativa, ma anche più innovativa, più avanzata e, soprattutto, più rispettosa dell’ambiente, rispetto all’incenerimento che è una scelta certamente più comoda, ma anche culturalmente sbagliata, superata, antieconomica e, soprattutto, pericolosa, specie se collocata nel contesto indicato.
Ecco perché troviamo inaccettabile l’enfasi di coloro che proclamano certezze tutte da dimostrare sulla sicurezza dell’impianto. Ci dicano allora:
- Perché la legge classifica gli inceneritori tra le industrie insalubri di 1^ classe?
- Perché la Commissione europea per l’ambiente sconsiglia vivamente la loro collocazione sul fondo delle vallate alpine?
- Perché la stessa Commissione abbassa anno dopo anno le soglie di tolleranza ed allarme (e gli inceneritoristi si adeguano estraendo dal cassetto presunte migliorie tecnologiche)?
- Perché importanti istituti e prestigiose riviste scientifiche, supportate da corpose bibliografie, lanciano ripetutamente l’allarme verso queste strutture?
- Perché molti Ordini dei Medici, di varie regioni e di vari Paesi, sollevano dubbi e preoccupazioni sui potenziali rischi derivanti da impianti di incenerimento (coerentemente con l’introduzione nel nuovo codice di deontologia professionale dell’art. 5, che sollecita i medici alla necessità di un rigoroso rispetto dell’ambiente considerandolo una variabile determinante per la salute)?
- Perché la legge della conservazione della materia non dovrebbe valere per il Trentino?
- Perché, infine, gli stessi studi commissionati dalla provincia sollevano dubbi e criticità al punto da controindicarne la realizzazione?
Per esempio il SIA (Studio di Impatto Ambientale), del quale si continua ad ignorare l’esplicito richiamo al potenziamento inquinante che le caratteristiche geomorfologiche e microclimatiche del sito prescelto comportano (Vienna, Copenaghen, Budapest, Parigi - non sono in un contesto paragonabile… sarebbe come paragonare i danni provocati dal fumo in ambiente chiuso o aperto…).
Ma è soprattutto il recente Studio di fattibilità, propedeutico al bando di gara dell’inceneritore, che smentisce le considerazioni di sicurezza ed innocuità degli impianti di incenerimento, anche di quelli di “nuova generazione”.
Cos’è lo Studio di fattibilità?È (anzi dovrebbe essere) lo studio che la giunta provinciale ha commissionato ad un gruppo di esperti nelle varie discipline per avere il lasciapassare alla costruzione dell’impianto.
Ebbene, questo studio (anziché dare il via libera al progetto) in diversi punti solleva tali dubbi e perplessità da poter essere definito più uno studio di NON fattibilità, anziché uno studio di fattibilità!
Mi riferisco, in special modo, al Cap. 8 e all’Allegato 5, di cui cito rapidamente alcuni passaggi:
- “... è ancora oggi oggetto di discussione se la stabilità molecolare delle sostanze in questione (emesse dagli impianti), determinandone l’accumulo nel tempo, possa esitare in aumento di rischio delle popolazioni esposte”. (pag. 181)
- “Esistono prove convincenti dell’associazione tra l’esposizione alle emissioni degli impianti di vecchia generazione (in particolare a diossine) e l’aumento di frequenza di tumori... Anche i nuovi impianti di incenerimento emettono sostanze tossiche di riconosciuta pericolosità ma a concentrazioni non dissimili – in alcuni casi inferiori - a quelle di altre fonti emissive della stessa area (traffico, insediamenti industriali)”. (pag. 182)
Capito? Siccome ci sono già fonti inquinanti... - E continua: “I nuovi problemi, ai quali devono ancora essere date risposte riguardano la misura della compromissione aggiuntiva del territorio che questi impianti determinano”.
Ma si cita anche il particolato secondario: “Si deduce quindi da queste misure che nei periodi di picco di PM10 il particolato secondario ha un ruolo predominante rispetto al particolato primario”. (pag. 118)
“... il dimensionamento effettivo dei volumi di sostanze tossiche immesse dai camini nell’ambiente è un fattore critico per giudicare della sicurezza anche dei nuovi impianti...”. (pag. 182)
Cà nissiuno è fesso.. diceva Totò! Nessuno mette la sua firma... - “La preoccupazione per gli effetti sulla salute di inquinanti presenti nell’ambiente circostante impianti di incenerimento di rifiuti (sia pericolosi sia urbani) è diffusa e va assumendo dimensioni sempre maggiori”. (pag. 183)
“Le emissioni dall’inceneritore che si possono disperdere, trasformare ed eventualmente accumularsi possono determinare un rischio aggiuntivo nel caso vi sia effettiva esposizione umana.” (pag. 188) - Di qui la necessità di individuare le fasce di popolazione più suscettibili: “La popolazione... andrà caratterizzata per tutte le variabili che potenzialmente possono interagire con quelle ambientali nel modificare il rischio sanitario. Tra queste in particolare i determinanti legati ai gruppi suscettibili non necessariamente solo ivi residenti ma anche presenti temporaneamente per motivi di studio, lavoro, ricreazione o frequentazione di comunità aperte o in strutture protette”. (pag. 188)
E poi, una volta individuate? - Infine, un comma dedicato al mondo agricolo, alla filiera agroalimentare: “La proposta dovrà essere sviluppata dettagliando: ... numero e dimensione delle aziende agricole presenti; produzioni agricole vegetali e animali presenti e dominanti… La scelta delle aziende sarà effettuata tenendo in considerazione: distanza dall’impianto (in o out area classificata come “a maggiore ricaduta”, in o out area totale bacino di pertinenza)... ”. (pag. 196)
- Sullo stesso tema, l’Allegato 5 recita: “... gli effetti sul settore agricolo dovranno essere studiati con particolare cura per via della presenza di prodotti di qualità nella zona interessata dall’impianto”.
Infatti, dentro l’area DOC...
Appare evidente, da queste affermazioni, il rischio che ne deriva per l’ambiente e, quindi, per la salute. Oltreché, l’esplicito richiamo al principio di precauzione-prevenzione che in ambito sanitario è di fondamentale importanza!
Sono questi i motivi per cui ci pare inaccettabile il richiamo al principio di responsabilità col quale il Presidente Dellai ha salutato la decisione del consiglio comunale di Trento di procedere al bando di gara.
Se responsabilità ci fosse stata...
- Si sarebbe attuata la Convenzione promessa tra il comune di Trento e gli altri comuni, anziché permettere che la partita venisse giocata solo tra il comune di Trento e la giunta provinciale.
- Si sarebbe affrontata la stesura del Quarto aggiornamento del Piano rifiuti, prima del bando di gara.
- Non si proclamerebbe la “chiusura del ciclo” ignorando l’alta percentuale di scorie residue da sistemare... (Dio non voglia, come ipotizzato e detto dal vicepresidente Pacher, che vengano utilizzate per prodotti per l’edilizia!).
- Non si mentirebbe sui costi della differenziata spinta definendoli insostenibili, mentre ovunque, dove essa viene praticata con diligenza ed efficacia, è dimostrato il contrario... e si sminuiscono, invece, gli altissimi costi dell’inceneritore.
- Si sarebbe data attuazione ai contenuti del Terzo aggiornamento del Piano provinciale dei rifiuti, cominciando con l’avvio di una seria politica di riduzione degli stessi.
- Si sarebbe trovata una soluzione al costosissimo esporto dell’organico fuori provincia.
- Ma, soprattutto, si sarebbe operato coerentemente non solo con i contenuti già ricordati dello Studio di Impatto Ambientale e dello Studio di Fattibilità, ma anche con i risultati del recente rapporto dell’APPA sull’ambiente che denuncia un crescente aumento di morbilità, ricoveri e decessi determinati da patologie da inquinamento ambientale.
In conclusione, ribadendo l’abusato concetto che il benessere delle generazioni future dipende dal rispetto che quelle presenti hanno verso l’ambiente in cui operano e vivono, indichiamo, per quanto esposto, due grandi controindicazioni alla realizzazione dell’inceneritore:
- Il contesto ambientale, che viene denunciato dallo stesso SIA.
- Il contesto epidemiologico, che viene rappresentato in vari passaggi dello Studio di Impatto Ambientale e dal recente rapporto dell’APPA sull’ambiente.
Per questo riteniamo che insistere nella scelta intrapresa significa abdicare al dovere prioritario di ogni amministratore... che è quello di salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini di oggi e di domani!
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